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Corriere del Veneto di Domenica 4 settembre 2011

I proventi serviranno a sostenere l'associazione «Andrea Pescia» per i bimbi del Brasile

Urla nel silenzio «Ricordo mio figlio con un libro»

A due anni dall'assassinio in Brasile Bruno Pescia ripercorre la storia di Andrea

 

La presentazione del libro nell'anniversario, il 10 febbraio, nella parrocchia di «Gesù Buon Pastore»

PADOVA - Due anni vis­suti nell'angoscia e nel do­lore. Riempiendo con la rab­bia, il silenzio delle istitu­zioni italiane e straniere. E' una la storia di una giusti­zia impossibile quella rac­contata da Bruno Pescia, pa­dre di Andrea, il trentenne padovano assassinato il 10 febbraio 2006 da un killer brasiliano in una strada di Fortaleza. Il suo libro «Urla nel silenzio», che verrà pre­sentato il prossimo 9 feb­braio alla parrocchia di «Ge­sù Buon Pastore» in occa­sione del secondo anniver­sario della morte del giova­ne, è una denuncia caustica e circostanziata della lonta­nanza di politici e funziona­ri in un dramma che ha op­posto una famiglia sconvol­ta dal dolore al muro di gomma delle mancate com­petenze e responsabilità.

Dal giorno del crimine, Bruno Pescia ha dovuto lot­tare da solo. Gli avevano ne­gato persino la possibilità di poter seppellire in patria il suo ragazzo. Le indagini per scoprire un assassino di cui già si conosceva il volto ed il nome sono state bloccate dalla ragnatela di ostacoli innalzati dalla diplomazia italiana e dalla giustizia brasiliana. Al pun­to che il padre è stato co­stretto a ricorre ad una ta­glia di poco più di 2 mila cu­ro per indurre un agente brasiliano ad assicurare al­la giustizia Paulo Henrique Soares Pereira, il diciotten­ne già pluriomicida che spa­rò al suo Andrea per rubar­gli un computer ed una macchina fotografica.

«Pensavo - ha detto Bru­no Pescia - di non poter fa­re altro per onorare il nome di Andrea. Invece i tanti amici padovani che mi han­no sostenuto, mi hanno spinto a riempire le pagine di un libro per dare voce ad una rabbia che non poteva. assolutamente diventare rassegnazione».

La dolorosa vicenda del «padre coraggio», ha fatto anche il giro delle maggiori trasmissioni televisive di cronaca, assurgendo a sim­bolo per i tanti crimini pri­vi di giustizia subiti da mol­ti italiani all'estero.

«E' stata un'esperienza- ha aggiunto - che ha se­gnato anche la progressiva sconfitta della fiducia di un uomo un tempo ingenua­mente convinto di poter es­sere aiutato dalle istituzio­ni».

Dalla tragedia, Bruno Pe­scia e la moglie Daniela hanno saputo trarre forza e sti­molo per avviare, attraver­so la fondazione intitolata al figlio Andrea, iniziative di solidarietà a favore dei bambini brasiliani proprio nella zona di Fortaleza. Non è un caso che la doloro­sa denuncia dell'autore, si plachi solo davanti allo sguardo luminoso del pic­colo «Andrè» il figlio del giovane assassinato, che vi­ve ora felice con i nonni adottivi. Un congedo di spe­ranza nel domani. Nel no-medi tutti coloro che han­no visto spegnersi nel col­pevole silenzio delle istitu­zioni il loro grido di dolore.

Lucio Piva

 

 

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